STYLE MAGAZINE JUNE 2018 – COVER

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STYLE MAGAZINE 2007

White shirts, loose fit, careless elegance: this editorial was inspired by the Moby Dick theatrical performance with Giorgio Albertazzi. Ph. Michael Woolley, Styling Luca Roscini.

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KOONESS.COM PRESENTA: GUIDO BISAGNI

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TELL ME MORE | Artist Interview: GUIDO BISAGNI – 108

108 (Guido Bisagni) nasce ad Alessandria nel 1978. Fra i maggiori esponenti del Post-graffitismo in Italia, inizia la sua ricerca artistica con un approccio al graffito tradizionale. Alla fine degli anni Novanta, dopo il trasferimento a Milano nel 1997 e la laurea in disegno industriale, la sua cifra stilistica evolve formalmente e concettualmente, tanto da diventare uno dei primi ad utilizzare numeri e non lettere per firmare i propri lavori.

Quanti anni hai e da dove vieni? Le tue origini hanno influenzato la tua visione artistica?

Ho da poco compiuto 40 anni e sono nato ad Alessandria. Senza dubbio i luoghi in cui sono nato e vissuto hanno influenzato quello che faccio e non solo, come del resto i miei avi e le loro origini, che si perdono andando indietro di generazioni, in giro per il nord Italia, da ovest a est. Sicuramente i racconti che sentivo da piccolo sono finiti in gran parte nel mio inconscio e mano a mano stanno riemergendo nel mio lavoro. Attualmente vivo tra Alessandria e Milano (dove ho studiato e vissuto per alcuni anni in passato) e viaggio per gran parte del tempo, e anche questo mi influenza molto.

Cosa vuol dire per te essere un artista?

È difficile spiegarlo, ci ho messo anni a riuscire a auto-definirmi artista. Ho sempre paura di banalizzare. Si tratta prima di tutto di una ricerca che va nel profondo e con la quale cerco di trovare, per lo meno, un senso alla mia vita. Mi sono sempre piaciute tutte le forme d’arte, visive e non solo, ma non è per quello che mi ritrovo ad essere un artista. Credo sia il fatto di non essermi mai trovato a mio agio e di non riuscire ad accontentarmi. Voglio dire che non mi accontento di vivere questa vita mediocremente, ci dev’essere uno scopo, non sono nella situazione di poterlo comprendere davvero quindi cerco di farmi guidare dall’istinto o dall’ispirazione, ma è molto difficile. È un pò questo detto in tre povere parole.

Quali sono i riferimenti artistici e culturali che ti hanno influenzato?

Ce ne sono troppi, molti sono talmente entrati in profondità che li ho dimenticati. Una lista brevissima: le decorazioni interne del tumulo di Gavrinis e il megalitismo in generale, le simbologie della ciclicità del tempo, le pietre coppellate, l’arte pre-classica nell’Europa antica, l’antico Egitto, la mitologia greca, nordica, etrusca, celtica (…), l’arte cinese antica, Pitagora, quasi tutta l’arte giapponese, l’arte romanica e gotica, Hieronymus Bosch, lebens reform, le avanguardie, Russolo e l’arte dei rumori, Malevich, Kandinsky, Jean Arp, C.G. Jung, Sironi, Fellini, Tarkovsky, Burri, i cartoni animati giapponesi, l’industrial, il punk e soprattutto post-punk, l’HC, lo skateboard negli anni ’90, i graffiti, Lynch, il folklore europeo e la stregoneria, la religiosità popolare, il noise giapponese, il “minimalismo nordico”, (induismo e) buddismo, shintoismo, le ferrovie, città come Venezia o Praga e potrei andare avanti per pagine e pagine.

Cosa è per te l’ispirazione?

È una piccola illuminazione, quando come per magia mi viene in mente un’immagine o un’idea e tutto mi sembra che funzioni perfettamente. Meraviglioso.

Cosa ne pensi del sistema dell’arte contemporanea?

Anche se io sono principalmente un pittore, amo il fatto che si siano superate le tecniche classiche dell’espressione e questo ha aperto infinite possibilità. Queste possibilità poi non vengono usate sempre in modo interessante, anzi molte volte sono solo una via di fuga per scappare alla mancanza di capacità tecnica. Ma a dire il vero ci penso poco, non penso che l’arte contemporanea vera al momento si trovi in gallerie e nei musei in questo periodo.

Pensi che i social media e le piattaforme online siano un mezzo utile per diffondere le proprie opere?

Penso di si, per quanto mi riguarda sono il mezzo che prediligo. Se uno sa come usarli sono molto utili sia per trovare artisti interessanti sia per farsi conoscere. Anzi direi che sono essenziali, specialmente se uno non vive a New York per esempio. Io non ci vivo e non credo nemmeno di volerci vivere, non penso neanche che le cose migliori e più innovative si trovino li. Però è li che si vedono e si incrociano. Io ad esempio che anche se viaggio spesso e credo di potermi considerare abbastanza internazionale, ho comunque la base in un piccolo centro e questo me lo posso permettere anche grazie ad internet e ai social media. Il mio intero percorso artistico si è sviluppato parallelamente ad internet dalla fine degli anni 90. Anche qui poi ci sono gli effetti collaterali e gli aspetti negativi.

Progetti futuri?

Circa un mese fa si è conclusa una mostra a Parigi che mi è costata molte energie, fino a fine maggio c’è una collettiva a Roma (da Varsi) in cui presento una serie di nuove serigrafie che ho realizzato con Arturo 56 fili. Fino al 15 giugno poi partecipo a un’altra piccola collettiva a Valencia da Plastic Murs, in cui presento 3 nuove carte. Quindi in questo momento vorrei rallentare un pochino, ma so che non ce la farò: sono previste alcune performance sonore live, i soliti viaggi estivi in giro per il mondo tra muri e progetti vari e forse una cosa in Giappone, ma ancora non lo so. Per il 2019 sto parlando con Michela D’Acquisto per la prossima mostra da Antonio Colombo Arte a Milano, ma vedremo i particolari più avanti.

Le opere di 108 sono disponibili per la vendita online su Kooness.

A proposito di #TELLMEMORE

È dove gli artisti contemporanei condividono il loro processo creativo, le loro fonti di ispirazione e le loro storie…
Poche domande per saperne di più sulla pratica, la storia e la visione dell’artista, che trovate online su Kooness Magazine. #StayTuned

 

108 (Guido Bisagni) was born in Alessandria in 1978. He started to paint … Continua a leggere →

B COME BOMBER

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A sinistra, scatto di Federico Miletto per The Men Issue, Styling Giovanni de Ruvo. A destra, scatto di streetstyle (fonte: soletopia.com).

L’alfabeto della Moda oggi chiama in causa la lettera B, per Bomber.

Capo originariamente creato per i piloti dell’aviazione durante la Prima Guerra Mondiale, con spiccate caratteristiche di calore e comfort, inizia a cambiare rotta, forma e colori con il passare degli anni, diventando capo-simbolo di appartenenza per diverse subculture, come gli Skinhead negli anni 80, o i Punk che lo intercambiavano con il loro amato chiodo, ma con applicazioni di spille da balia, borchie, frasi scritte a pennarello e patch provenienti da concerti in giro per il mondo, il tutto rigorosamente handmade.

Diverso per caratteristiche, colori e significato, è il bomber baseball, con maniche abbondanti, spesso di colori e materiali a contrasto, elastico in vita e patch applicata sul fronte con lo stemma della squadra, città o college di appartenenza, diventato nel tempo un caposaldo dello stile preppy, lo sporty-chic per antonomasia. Quello che però resta un evergreen, che continuiamo a vedere indossato da molti e che rimane nell’immaginario collettivo, è il classico in nylon verde o nero con il taschino sulla manica, dalla vestibilità ampia con la fodera arancio a contrasto.

Nel cinema, un giovane Ryan Gosling nel film Drive consacra il bomber in satin bianco, sfoggiandolo in modo spavaldo nella sua duplice vita da duro, di giorno stuntmen e di notte rapinatore.

La storia ci racconta anche di un’altra tipologia di bomber, e cioè quello ricamato: la sua nascita non proviene dall’estro di un talentuoso designer dei giorni nostri, bensì dal Giappone, ai tempi della Seconda Guerra Mondiale. I soldati americani se li facevano ricamare prima di ritornare a casa da artisti giapponesi, spesso per raffigurare territori conquistati, uniti a simboli patriottici e nipponici: aquile insieme a fiori di ciliegio, carpe e dragoni; una sorta di cartolina da portare sempre con sè, segno di forza, dedizione e riconoscibilità.

Ed è quest’ultima l’ispirazione dietro al capo protagonista dello scatto realizzato per The Men Issue da Federico Miletto: il modello indossa un bomber in seta ricamato con dettagli a contrasto della collezione s/s 18 Coach 1941, abbinato, in modo semplice e contemporaneo, a una T-Shirt bianca e un pantalone classico a righe, ma slim fit; nello scatto di streetstyle che troviamo a fianco invece il bomber oversize è indossato con un gioco di sovrapposizioni su un’altra giacca in nylon imbottita e una maxi felpa con cappuccio in denim, creando così un contrasto di colori e volumi assolutamente attuale, adottato in particolare dai ragazzi più giovani.

I designer, nelle sfilate attuali, come potete vedere nella gallery che raccoglie alcuni look dalle collezioni maschili della spring/summer 2018, propongono il bomber in svariati modi, creando varie tipologie di styling e di attitude; dal classico check all over di Burberry, al maculato di Les Hommes, al bomber in suede leggero con cappuccio e stampe di Hermès, fino a quello in stile vintage con applicazioni e maniche fiammanti di Philipp Plein. Giovanni de Ruvo

Bottega Veneta, ss18

The Fashion Alphabet today is about B, for Bomber Jacket. … Continua a leggere →

IO DONNA SCHEMA LIBERO – LA SIGNORA IN ROSSO

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The woman in red. My first virtual contact with Maria Pia Calzone was three years ago. I took a fancy to her thanks to her character in the first season of Gomorra the Series, Imma Savastano. She had already been great in Mater Natura, where she interpreted a Neapolitan transsexual, but thanks to Gomorra she has become more popular (117k followers on Instagram and 26615 on Twitter) and protagonist of other successful movies like Io che amo solo te and Dobbiamo parlare. Style Magazine dedicated to her a portfolio signed by Toni Thorimbert. At first I was so influenced by her camorrista character that I imagined a woman as tough in real life. But Maria Pia is really sweet, actually. In this picture, taken from Cinema Italia, the great book by the photographer Simon, she plays the role of the sexy icon. She plays, because she’s ironic and funny. But, to tell the truth, she’s sexy indeed.