Archivio di luglio, 2013

SETTE MAGAZINE EN VOGUE QUANDO L’ARTISTA RIVISITA I TESSUTI

When the artist revisit fabrics – Connection between art and fashion is a subject that might be improperly considered: fashion is a creative expression that might have clear artistic contents, but remains far from Art anyway. However, his value doesn’t refer only to clothing sphere: fashion interact with architecture, interior design, show biz and sport, and even with food, corrupting practically every side of our lifestyle. Talking about that side, stricted related to clothing, fashion designers are often  inspired by pictorial art, and mention the various artists faithfully, as the case may be a past collection by Dolce&Gabbana, dedicated to Jacques Louis David paintings. Other cases may be ideas, that suggest a certain decoration, or patterns or shades of colors that refer to a specific artistic trend. Paul Surridge, Z Zegna’s creative director, has designed wonderful flannel suits printed with a pattern inspired by Picasso’s geometry, like the one you can see in the picture, by which he talks to a trendy-oriented audience, that likes surprising and shaking up codes in compliance with classic menswear. A detail of ZZegna suit, f/w 2013/14 collection.

C’È MODA E MODA, C’È MODO E MODO

Le sfilate per la prossima estate si sono concluse da 10 giorni. Per il momento, sono già state archiviate: ora è (o sarebbe) il momento di sfogliare le riviste – che già da un mese pubblicano la moda per l’inverno – e farsi un’idea di cosa compreremo da settembre in poi. Ma i social più visti e seguiti, elargiscono ancora istantanee “rubate” al pubblico dei modaioli durante le fashion week e si vede un po’ di tutto. Spesso c’è un signore americano con i capelli bianchi che tutti trovano “top” e che invece è di un’ ineleganza inarrivabile, poi c’è il direttore di quel librone super fashion tutto muscoli  e occhiali specchiati, il giovane fotografo che si cambia praticamente ad ogni sfilata, e c’è la Sozzani, sempre bellissima, stilosa, semplice nella sua eleganza che li spazza via tutti. A parte lei, che non ha certo bisogno del plauso di nessuno, il codice di riconoscimento ricorrente per conquistarsi almeno un “top!!” è essere vistosi, ossia: accesi, appariscenti, carichi, chiassosi, eccentrici, lussuosi, ostentati, pacchiani, sfarzosi. Nel bene e nel male, tutto questo fa audience, tanti clic, tanti “mi piace”, tanti “love”: per non parlare degli “adoro” e “amo”. Tant’è, che una delle poche volte che il bravo Schuman mi ha immortalato per The Sartorialist, indossavo un paio di guanti giallo fluo tipo Mickey Mouse, paletot antracite e jeans in velluto bianchi: un look di cui ancora oggi mi vergogno. Bene, ora che ho metabolizzato le sfilate, mi sono reso conto che gran parte  della moda che è stata presentata, sembra pensata e disegnata apposta per la fauna dei fashionisti di Instagram, Twitter, Facebook, Tumblr, eccetera. Questo significa una sola cosa: al di là del fatto che quel certo abito sia effettivamente bello o no (perché in questa fase il bello e il brutto si fondono e si confondono, e non li distingui più), durerà solo una stagione. Quello che va, è moda di un attimo e il modo di comunicarla, adesso, è di far credere che se ti metti quella certa stampa con quei colori pop, sei cool. Non è un giudizio, è una constatazione; ho il sospetto che si badi più all’impatto che suscita un colore o uno sberluccichìo piuttosto che alla sostanza. Alcuni stilisti – bravissimi – sono caduti in questa trappola che porterà a nulla, se non a un repulisti generale e drastico nel giro di poche stagioni. C’è moda e moda: prendi una qualsiasi delle mille magliette schizzate di colore e metti a confronto il Madras divino che ha fatto Missoni, i tagli geometrici di Cerruti, le giacche bicolore di Valentino o l’eccentrità intelligente di Etro: ti togli ogni dubbio. C’è moda e moda, c’è modo e modo.

Spring/Summer 2014 Fashion Shows ended ten days ago. … Continua a leggere →

HARPER’S BAZAAR UOMO 1993

The top model Larry Scott in a double-breasted pinstriped suit by Trussardi. Photo by Judson Baker.

TUXEDO VARIATIONS

Che lo chiamiate tuxedo come fanno gli americani, o dinner suit come gli inglesi, o smoking come facciamo noi, l’abito nero composto da giacca dai revers in seta ma senza code e pantaloni senza risvolto e con galloni laterali, da portare con la camicia bianca e il farfallino nero, è un must. Il suo impiego semiformale lo rende una soluzione molto utilizzata in situazioni ufficiali, e per questo, spesso se ne abusa. Del resto, saperlo indossare non è da tutti e i dettagli ai quali prestare estrema attenzione sono parecchi: per citare un esempio di eccellenza fra le star il pensiero va sicuramente a Colin Firth che rasenta la perfezione ogni qual volta indossa uno smoking Tom Ford: come nel 2011, quando vinse l’Oscar per Il discorso del re (fra l’altro quell’anno il suo abito era appositamente pensato per essere del tutto eco-friendly). Spesso le celebrità, tuttavia, cercano di evadere i canoni e dunque di variare la rigidità cromatica del classico tuxedo: con risultati alterni. Rimanendo sul tema dell’eccellenza, è comprensibile la ragione per la quale le donne di tutto il mondo e di tutte le età, benedicono il giorno in cui mamma Gosling ha messo al mondo il suo Ryan: guardate come la giovane star riesce a sorprendere, trasgredendo alla conformità, indossando un completo cremisi (!!!) di Balenciaga, come è successo in occasione di una presentazione durante un Festival di Cannes di qualche tempo fa, facendoci per di più un’ottima figura (poi dite che il mondo non è ingiusto).  Per compensare, possiamo consolarci con Johnny Depp, uno che avrà anche fascino ma stile proprio no; una conferma è venuta agli Oscar 2005, dove si è presentato con un improbabile smoking blu sbagliato per almeno un centinaio di ragioni. La più lampante? La giacca troppa larga. Ma chissà, per il bingo in un casinò di provincia la mise (a quanto pare opera di un sarto locale), poteva anche essere adeguata. Ha osato forse troppo anche la teen-star Justin Bieber che ai 53simi Grammy Awards ha sfoggiato un tre pezzi di Dolce&Gabbana color avorio. La frangetta da scolaretto che porta la mela alla maestra non è servita a riparare l’apparenza troppo baggy del suo outfit, coronato da un paio di sneaker piuttosto vistose: più che un cantante internazionale, uno che fa breakdance per strada. Ma se indovinare la giusta variazione di colori o accordare tutti i dettagli vi mette troppa pressione, c’è sempre una soluzione di comodo: ad esempio potreste farvi stampare il tuxedo direttamente su una aderentissima tutina di spandex come ha fatto agli ESPY del 2011 Brian Wilson, storico giocatore della squadra di baseball dei San Francisco Giants, soprannominato non a caso la Lady Gaga dello sport (e no, non è un complimento). Attenzione, però, che nei paraggi non ci sia Batman: l’effetto Pinguino è assicurato. Paolo Armelli (http://liberlist.wordpress.com/)

Whether you call it tuxedo, as the Americans do, or dinner suit as the British, … Continua a leggere →

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