best and worst dressed

BEST AND WORST OF 2013

Cosa rimarrà nei ricordi di questo 2013? L’elezione di papa Francesco? La nascita del royal baby? Il twerking di Miley Cyrus? La mania dei selfie? Di sicuro speriamo che l’anno nuovo si porti via tanti look davvero imperdonabili visti sui red carpet (e anche su questa rubrica, del resto). Decidere a chi assegnare la palma del peggio vestito è stata impresa assai ardua, perché il mix di cattivo gusto ad opera di stylist avventati si è accanito più del solito sui personaggi dello spettacolo. Fra i più quotati all’ambìto riconoscimento c’è  Kanye West, già citato in questa sede: il rapper, al confronto del cui ego l’Everest sembra un dosso stradale, si distingue spesso per gli outfit alquanto scombinati al punto che ogni tanto viene il dubbio che si cosparga di colla e si butti a caso nell’armadio. Qui lo vediamo mentre fa la posa da duro dopo aver scippato pelliccia e borsa da viaggio alla sciura Baresani, la mia vicina. Per restare in tema di “stravaganza” non possiamo non citare l’italianissimo Lapo Elkann, anche se metterlo nella lista dei peggio vestiti è come sparare con un kalashnikov sulla Croce Rossa, sebbene Anne Wintour lo abbia insignito del titolo di “Italiano Meglio Vestito” (e chissà gli altri allora). Il completo tartan sfoggiato a ottobre durante un evento della moda italiana a Dubai, era degno solo di un picnic della famiglia Addams. Ma sono soprattutto le ballerine sformate a farlo piombare inesorabilmente anche quest’anno nel limbo di quelli che era meglio se uscivano in pigiama. Menzione speciale “Ancora non mi hanno comprato un armadio da bambino grande” a Justin Bieber, anche lui più volte protagonista di “The Critical Issue”: il suo stile da teppistello da strada che segretamente non rinuncia ancora al biberon (battutona!), fatto tutto di volumi abbondanti, accessori hip hop e dettagli in pelle, fanno sospettare solo che all’asilo la maestra non l’abbia punito abbastanza. Per lo meno si è tagliato il ciuffo.  Un altro che invece sta invecchiando proprio male è Johnny Depp: idolo delle donne di tutte le età, la sua arma vincente è sempre stata quell’aria un po’ maledetta e stravagante più che un effettiva allure maschile. È anche famoso per il suo carattere scostante e un po’ scontroso, e se vogliamo giudicarlo da com’è vestito in questa foto, non solo deve aver litigato col sarto che gli ha sbagliato tessuto e misure, ma anche con la donna delle pulizie che si è rifiutata di stirargli i pantaloni. Prima di assegnare la maglia nera che più nera non si può, risolleviamo il morale dando un’occhiata invece a chi sa vestirsi molto ma molto bene. Quest’anno si è distinto in modo particolare il cantante Justin Timberlake (su The Critical Issue ricorderete, nel suo passato, un orrendo look total jeans), che è tornato sulle scene col doppio album “The 20/20 Experience”. Uno dei suoi singoli si chiamava proprio “Suit and Tie” e per la promozione Timberlake ha scelto un look classico e raffinato, indossando spesso toni scuri e abiti formali. Non è da meno David Gandy, il modello preferito da Dolce&Gabbana, eletto fra gli uomini più eleganti del mondo da una rivista inglese. E se dite che con un corpo così potrebbe indossare anche le borse di plastica della pescheria avete ragione, ma forse siete troppo abituati a vederlo seminudo nelle pubblicità per essere lucidi di giudizio. Il momento tanto atteso per tutto l’anno però è finalmente arrivato: l’assegnazione del Marilyn Manson Award per l’uomo peggio vestito del globo. Anche se è stata una dura selezione, ogni dubbio si è dissolto non appena abbiamo visto questo look di Dennis Rodman, già campione NBA, già attore pessimo tanto da vincere un Razzie, e ora migliore amico del dittatore nordcoreano King Jon-un. Che Rodman fosse fuori come un balcone lo si era capito dai tempi in cui si colorava i capelli afro di verde, ma questo miscuglio nato dall’incidente di un motociclista che ha sfondato la vetrina di un fioraio travolgendo nell’impatto un venditore di foulard non fa che confermarcelo. Ci resta solo da sperare che, in futuro, passi molto ma molto più tempo a Pyongyang. Paolo Armelli (http://liberlist.wordpress.com/)

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