army glam

ARMY GLAM

In principio furono il montgomery e l’eskimo. Il primo fu adottato dai giovani in alternativa al paletot troppo serio dei padri. Anche nei Paesi per cui, sino a pochi anni prima, il generale britannico che lo ha tenuto a battesimo era stato un nemico. In nome del nuovo, si volle dimenticare in fretta un passato recente di ostilità. La vita si faceva più veloce, il diktat del formale diventava meno imperativo. E il montgomery si rivelò perfetto per lo scooter, primo mezzo di massa per spostarsi con facilità. Il secondo fu tra gli emblemi del Sessantotto, anno di lotte, di speranze, di desiderio di libertà. Purtroppo, per molti, fu anche la divisa degli anni seguenti, ben più cupi e cruenti.

E’interessante notare come il panorama dell’abbigliamento militare abbia sempre dato spazio alla sperimentazione e all’innovazione. E non è difficile individuare le ragioni di tale fenomeno. C’erano valenze primarie da garantire: resa tecnica, resistenza, praticità, che con il mutare degli stili e dei ritmi di vita sono divenute fondamentali anche nel vestire contemporaneo. Così, nel segno di un “military hi-tech” la ricerca di comfort non si è mai arrestata. Si è sommata invece a dinamiche più specifiche dello stile civile: l’attenzione all’estetica, alla qualità, all’originalità, persino al lusso. Generando un “army glam” che ha sue costanti ben precise nel guardaroba. Come il bomber dei piloti della RAF, reso pressoché indispensabile dal trionfo globale di “Top Gun”. O gli anfibi, che altro non sono che i discendenti delle calzature indistruttibili dei soldati yankee. O come i pantaloni cargo indumento da lavoro ma anche da combattimento, con le grandi tasche laterali, in cui i guastatori tedeschi tenevano, pronto all’uso, ogni sorta di attrezzo. Senza scordare il camouflage, nato per nascondersi nella giungla e utilizzato ora invece per distinguersi nel grigiore urbano. Una decina di anni fa, un grande della nostra moda, Gianfranco Ferrè, ha chiuso la sua sfilata Uomo con una parata di parka mimetici in seta… foderati di visone.

Trasversale ad ogni tipologia, l’army glam prosegue il suo percorso. Segna, a metà anni Ottanta, la giacca-sahariana, erede dandy di quelle dell’Afrika Korps. Così come la giacca da aviatore di Emporio Armani del 2008, in pelle ammorbidita ed alleggerita che cade con facilità sul corpo. Sino al cappotto “tecnico”, anche se impeccabile nella costruzione, che Burberry Prorsum propone quest’inverno: mancano solo le mostrine sulle spalline e i gradi cuciti sulle maniche per essere quello di un ufficiale appena uscito dall’accademia… Giorgio Re

 

At first there were duffel coat (aka montgomery) and eskimo. … Continua a leggere →