Archivio di settembre, 2017

IO DONNA SCHEMA LIBERO – UN CLASSICO È PER SEMPRE

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A classic is forever. When a garment or an accessory is called with the name of a brand instead of its own, is a sign that that brand has become a part of the history of fashion. The first cases are from the 70s, when even a fabric replaced the word “coat”: the “loden”. And Ray-Ban, that replaced the word sunglasses: “I’ve bought a pair of Ray-Ban”. From then on it has been a sequence of icon-brands like K-Way, Levi’s. It was “I’d like to buy a Lacoste” instead of “I’d like to buy a polo shirt”. Later, the same fate for the trench/Burberry and, in the 80s, “I’ve choosen an Armani”. These and many others, are griffes that, if not in the classic dictionary, could surely be included in a thesaurus.

KOONESS.COM PRESENTA: RENATO CALAJ

Renato Calaj - Serie 16 #1 - 2016, Mixed media: enamel, acrylic, spray paint on canvas 80x120 cm

Renato Calaj, classe 1992, è un artista di origine albanese che vive e lavora tra Milano e Brescia.

La sua ricerca nasce dalla bomboletta spray e da due diversi spazi su cui essa trova espressione: il muro e la tela. Concettuale e minimale. Le tecniche tipiche del graffitismo sono volutamente azzerate.

Spazio, confine, limite e tempo sono le parole chiavi della sua arte.

Ci si può chiedere cosa sia un confine, un limite, un bordo, un margine, un contorno… e la risposta sarà apparentemente facile ed implicherà il concetto della fine di qualcosa, o del suo inizio. Là dove qualcosa finisce, è il limite. Ma anche là dove qualcosa comincia. O continua.

Sulla forma bidimensionale del quadro, il limite è il contorno che chiude e definisce la forma rispetto allo spazio della rappresentazione. Questo discorso cade, però, quando Renato dipinge sul muro, dove lo spazio si espande notevolmente. Perché tracciare un confine significa istituire la possibilità di violarlo. Andare oltre lo spazio della tela, attraversare il limite.
Molte opere di Renato Calaj sono caratterizzate da una linea che attraverso lo spazio dell’opera. Una linea che vuole indicare la continuità e l’attraversamento. La rottura di uno spazio circoscritto alla ricerca dell’infinito.

I suoi quadri sono quindi un viaggio concettuale in cui i limiti non sono rigidi, i bordi non sono impermeabili e i confini sono morbidi. La forma non è mai da considerarsi la conclusione ma soltanto essenza e genesi. Ed è questo che ci suggerisce la sua opera; che non c’è confine tra arte e spazio.

Le opere di Renato Calaj, uno degli artisti della galleria milanese AMY-D Arte e Spazio, sono disponibili in vendita online su Koonesshttps://www.kooness.com/.com.

 

Kooness.com presents: Renato Calaj. Renato Calaj was born in Albania in 1992. … Continua a leggere →

IL VELLUTO A COSTE

INDOSSATO

Scatto di Federico Miletto per The Men Issue, Styling di Giovanni de Ruvo.

Abiti Brunello Cucinelli

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A sin., uno scatto di street style (Soletopia); a ds., Prada f/w 2017

Una questione di carattere: pare che Woody Allen ne sia ossessionato, e anche i Pearl Jam, nel 1994, ne hanno fatto il titolo di una loro grande canzone di successo.

Il corduroy, meglio conosciuto come velluto a coste, che trasmetta una sensazione “Shabby chic”, da boscaiolo, da sinistra radicale o da professore di letteratura in università, mai come in questa stagione è stato riproposto da quasi tutti gli stilisti, in tutte le salse.
Un ritorno alla semplicità, anche se relativa: in questa sua rinascita, oltre che dalle classiche toppe sui gomiti, è arricchito da applicazioni, multi tasche, frange, e lo troviamo in vestibilità slim fit o super over, abbinato alla pelle o a caldi maglioni in angora.
Prada lo esalta in tutte le sue sfaccettature, con tasche applicate, inserti in pelle o pelliccia, abbinato a gioielli di metallo e legno e collane di conchiglie.
Se ci si imbatte in foto degli anni 60-70, quasi sicuramente troveremo gruppi di amici e/o coppie avvinghiate in un abbraccio dove lui porta il pantalone in velluto a coste abbinato ad un stivaletto con tacco, e lei camicetta leggera e gonna in velluto sopra il ginocchio.
Un’immagine romantica d’altri tempi, che ci fa pensare anche ai nostri genitori, e dove epoche diverse possono incrociarsi dandoci sempre un nuovo concetto di “Corduroy” (velluto a coste appunto, dal Francese Cour du Roi, corte del Re, tessuto utilizzato inizialmente per gli abiti da caccia dei domestici reali), come in un film dove un moderno Oscar Wilde, seduto ad un caffè letterario, incontra lo sguardo di una Diane Keaton che passeggia per le vie della città.
Qui ve lo proponiamo in tre scatti: uno da sfilata Fall/Winter 17/18 Prada, uno di street style, immortalato per strada durante una fashion week, mentre quello appositamente scattato per The Men Issue, da Federico Miletto, vede protagonista un completo della fall/winter 17/18 Brunello Cucinelli, dove l’abito in velluto a coste è abbinato ad un cappotto sempre in velluto, ma con una colorazione ed una costa differente e più spessa. Giovanni de Ruvo

 

It’s a matter of personality: … Continua a leggere →

HEAD TO TOE

FENDI

Sandali e fascia, Fendi, f/w 2017.

Silvia Venturini Fendi ha preso ispirazione, per il suo uomo autunnale, dallo sportswear degli anni ’80 e ’90, ravvivato da tocchi stilistici presi dal peculiare stile Buffalo, di cui Ray Petri era maestro. Tra felpe a blocchi di colore, sandali flat in pelle e montone, immancabili inserti di pelliccia, fasce in lana, spiccano degli inni alla positività, i cosiddetti “Fendi Vocabulary”: messaggi semplici, diretti, fatti di singole parole, come “Love”, “Listen”, “Try”, sorta di regole universali da seguire fiduciosamente. E in quest’ottica, la stessa parola “Fendi”, riprodotta in caratteri bold, diventa essa stessa un’immagine positiva, da indossare da capo a piedi. A cura di Angelica Pianarosa, Foto Michele Gastl. 
Silvia Venturini Fendi, for her

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STYLE MAGAZINE 2006

A man’s style is in the details: that in that season had to be made of  very shiny metal. Like the Cartier cufflinks, photographed by Michele Gastl. Styling Luca Roscini.

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