Archivio di dicembre, 2013

BEST AND WORST OF 2013

Cosa rimarrà nei ricordi di questo 2013? L’elezione di papa Francesco? La nascita del royal baby? Il twerking di Miley Cyrus? La mania dei selfie? Di sicuro speriamo che l’anno nuovo si porti via tanti look davvero imperdonabili visti sui red carpet (e anche su questa rubrica, del resto). Decidere a chi assegnare la palma del peggio vestito è stata impresa assai ardua, perché il mix di cattivo gusto ad opera di stylist avventati si è accanito più del solito sui personaggi dello spettacolo. Fra i più quotati all’ambìto riconoscimento c’è  Kanye West, già citato in questa sede: il rapper, al confronto del cui ego l’Everest sembra un dosso stradale, si distingue spesso per gli outfit alquanto scombinati al punto che ogni tanto viene il dubbio che si cosparga di colla e si butti a caso nell’armadio. Qui lo vediamo mentre fa la posa da duro dopo aver scippato pelliccia e borsa da viaggio alla sciura Baresani, la mia vicina. Per restare in tema di “stravaganza” non possiamo non citare l’italianissimo Lapo Elkann, anche se metterlo nella lista dei peggio vestiti è come sparare con un kalashnikov sulla Croce Rossa, sebbene Anne Wintour lo abbia insignito del titolo di “Italiano Meglio Vestito” (e chissà gli altri allora). Il completo tartan sfoggiato a ottobre durante un evento della moda italiana a Dubai, era degno solo di un picnic della famiglia Addams. Ma sono soprattutto le ballerine sformate a farlo piombare inesorabilmente anche quest’anno nel limbo di quelli che era meglio se uscivano in pigiama. Menzione speciale “Ancora non mi hanno comprato un armadio da bambino grande” a Justin Bieber, anche lui più volte protagonista di “The Critical Issue”: il suo stile da teppistello da strada che segretamente non rinuncia ancora al biberon (battutona!), fatto tutto di volumi abbondanti, accessori hip hop e dettagli in pelle, fanno sospettare solo che all’asilo la maestra non l’abbia punito abbastanza. Per lo meno si è tagliato il ciuffo.  Un altro che invece sta invecchiando proprio male è Johnny Depp: idolo delle donne di tutte le età, la sua arma vincente è sempre stata quell’aria un po’ maledetta e stravagante più che un effettiva allure maschile. È anche famoso per il suo carattere scostante e un po’ scontroso, e se vogliamo giudicarlo da com’è vestito in questa foto, non solo deve aver litigato col sarto che gli ha sbagliato tessuto e misure, ma anche con la donna delle pulizie che si è rifiutata di stirargli i pantaloni. Prima di assegnare la maglia nera che più nera non si può, risolleviamo il morale dando un’occhiata invece a chi sa vestirsi molto ma molto bene. Quest’anno si è distinto in modo particolare il cantante Justin Timberlake (su The Critical Issue ricorderete, nel suo passato, un orrendo look total jeans), che è tornato sulle scene col doppio album “The 20/20 Experience”. Uno dei suoi singoli si chiamava proprio “Suit and Tie” e per la promozione Timberlake ha scelto un look classico e raffinato, indossando spesso toni scuri e abiti formali. Non è da meno David Gandy, il modello preferito da Dolce&Gabbana, eletto fra gli uomini più eleganti del mondo da una rivista inglese. E se dite che con un corpo così potrebbe indossare anche le borse di plastica della pescheria avete ragione, ma forse siete troppo abituati a vederlo seminudo nelle pubblicità per essere lucidi di giudizio. Il momento tanto atteso per tutto l’anno però è finalmente arrivato: l’assegnazione del Marilyn Manson Award per l’uomo peggio vestito del globo. Anche se è stata una dura selezione, ogni dubbio si è dissolto non appena abbiamo visto questo look di Dennis Rodman, già campione NBA, già attore pessimo tanto da vincere un Razzie, e ora migliore amico del dittatore nordcoreano King Jon-un. Che Rodman fosse fuori come un balcone lo si era capito dai tempi in cui si colorava i capelli afro di verde, ma questo miscuglio nato dall’incidente di un motociclista che ha sfondato la vetrina di un fioraio travolgendo nell’impatto un venditore di foulard non fa che confermarcelo. Ci resta solo da sperare che, in futuro, passi molto ma molto più tempo a Pyongyang. Paolo Armelli (http://liberlist.wordpress.com/)

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ADV CERRUTI 1881 1988

Anche questa settimana, “Get Back” fa un salto indietro nel tempo e guarda al passato remoto e alla moda di quell’epoca. Il paletot dalle spalle ampie e “cascanti”, i pantaloni multipinces, il gilet con lo scollo rotondo: una moda oggi più che mai attuale, se pensiamo a certi cappotti di Berluti dello scorso inverno e allo shape dello stesso Cerruti 1881 presentato nel 2013 da Aldo Maria Camillo. La foto è di Paolo Roversi. Lui è Ruper Everett, allora all’apice della sua carriera dopo il film “La scelta” del 1984 di Marek Kanievska.

This week the “Get Back” take a jump back in time again, and looks at the fashion of a remote past. The coat with wide and “loose” shoulders, the multitucked trousers, the waistcoat with round neck: a fashion so up-to-date today than ever, if we think about certain Berluti coats of  last winter and the shapes of Cerruti 1881 itself, designed in 2013 by Aldo Maria Camillo. Picture by Paolo Roversi. He is Rupert Everett, then at the peak of his career thanks to the movie “Another Country” directed by Marek Kanievska in 1984.

SETTE MAGAZINE EN VOGUE QUEL TESSUTO DA LAVORO DIVENTATO UN MUST

That work fabric become a must. In our wardrobes there’s surely a denim garment. Everybody owns a pair of “five pockets”, and many of us have got at least one shirt and a piece of outerwear. In recent times, denim canvas has been proposed by Prada and Raf Simons as a fabric for suits and Moschino -as always- made it a cult.  Not to mention the jeans lines created by designers in the “made in Italy” age: exactly in 1985, De Niro wore a denim shirt on the cover of the first issue of Max. In a few words, that fabric born to make work clothes, after the cultural revolution in ’68, has written an important part of fashion and costume history, and carries on with its mission of being a timeless trend. Stone Island since many years ago has reread successfully in an original and surprising way a lot – during its history-  of denim pieces, shaped and transformed by the intuition of a designing team headed by the president, Carlo Rivetti. Among the most eccentric garments, there’s the Seventies-inspired dungaree, the stone-washed trousers with their worn look mood; and even the sweatshirt, that thanks to Stone Island, in 2009 has become a trait d’union between fashion and freestyle. Today, wisely in line with the bicycle trend, it proposes stretch denim trousers with a reflective logo print in the right leg inner, to turn-up to be visible in the dark. Still life: Cycling Pants by Stone Island, P/E 2014. Picture by Toni Thorimbert for Max Denim: denim sweatshirt Stone Island.

ADV GIAN MARCO VENTURI 1987

This week Get Back shows an adv campaign of the past, by Gianmarco Venturi. The parka with extra-wide shoulders and the suit’s waistcoat (made of smooth velvet) with a “round” neck, perfectly represent the menswear of those years. Picture by Walter Chin.

SETTE MAGAZINE EN VOGUE L’IMPERCETTIBILE MUTAMENTO DELLE FORME

The impercebtible change of shapes. The commercial success of Prada is not “only” based on the essentially classic soul of its collections, revised every season according to new trends; an update maintained thanks to very slight changes in fabrics (the patterns, from the marked checks to the weak ones), in shapes (lapels two cm wider or narrower) and in leather finishing (shoes can be made of leather in solid or fading colour). The secret of Prada stays in reaching the approval of fashionistas, but especially in extending the strongest contents of the collections to traditional menswear. “My vision of fashion is absolutely up-to-date. I want to highlight the more human and sensitive side of people. And to check on what men really want to wear. I like real, apparently normal, fashion. And for this winter I designed the perfect classic clothes of today: the perfect trousers, the perfect coat…”, so Miuccia Prada describes her “apparently normal” show. The styling re-marks an “apparently” flawed man that wears “normal” clothes. The mix of prints (micro and macro checks), the bright colour matched with the hyper-classic charcoal, the shirt with a frill that can be removed: precious details that guide men’s taste. The outcome of a brilliant creativity in ferment.