SPECIALE MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 2013

Dopo la vittoria, sabato sera, di Sacro Gra del regista Gianfranco Rosi, cala il sipario sulla 70sima Mostra del Cinema di Venezia, un’edizione che forse avrebbe meritato qualche celebrazione in più, vista l’importanza dell’anniversario. Un’edizione, questa, in cui anche i film proiettati sono risultati in qualche modo sotto tono (rare eccezioni, oltre il vincitore: Philomena di Stephen Frears e Locke di Steven Knight). Ma del resto, come ogni anno, il Festival è stato anche un momento di grande mondanità: non sono mancate le feste più chiacchierate e le mise più diverse, che i protagonisti  fra motoscafi, photocall mattutini e gala serali,  cambiano più volte al giorno. A inaugurare i red carpet è stato George Clooney che, in attesa di stipulare il contratto con la prossima fidanzata di turno, ha sfilato con Sandra Bullock, – protagonista con lui del film Gravity – vestendo un completo piuttosto impiegatizio (di sera invece era impeccabile con un classico tuxedo Giorgio Armani). Sicuramente più formale, pur optando per una soluzione bicolore, il giovane Daniel Radcliffe, l’ex Harry Potter, presente alle Giornate degli Autori con Kill Your Darlings, che ha scelto un abito sartoriale a due bottoni di David Hart con blazer blu e camicia a righe: accorgimenti, questi, che per quelli come lui, alti un metro e un succo di frutta, possono tornare utili per dirottare altrove l’attenzione. Detto per inciso anche Nicolas Cage è passato per il Lido con pantaloni scuri e giacca blu – per non parlare della collanina a forma di Medusa, tutto Versace – ma guardate la foto con cautela perché potreste rimanere impressionati dai capelli, o dalla fibra in carbonio che ne ha preso il posto, e dalla lunghezza dei pantaloni.

Se c’è poi una categoria che dell’eleganza da tappeto rosso importa meno che a Paris Hilton di mettersi le mutande, è sicuramente quella dei registi. Kim Ki-Duk, già Palma d’oro nel 2012 e quest’anno fuori concorso con lo sconvolgente Moebius, è apparso in Laguna quasi sempre in abiti orientaleggianti e molto rilassati, in cotone o lino, dal tipico taglio zen. Ben diverso è il giudizio per l’ex Monty Phyton Terry Gilliam, il cui dietologo e il cui stylist difficilmente riescono a rimanere zen: una camicia così non la vedevamo fin dai peggiori episodi di Miami Vice, quelli in cui gli addetti al guardaroba erano in sciopero.

Tornando agli attori possiamo invece trovare esempi di rara bellezza. Ne ha fatta di strada l’attore Joshua Jackson da quando era nel cast di Dawson’s Creek: abbandonati i drammi da adolescente irrisolto, sfoggiava un’eleganza sorprendentemente compassata al fianco della bellissima compagna Diane Kruger (in Alberta Ferretti) al party per i 180 anni di Jaeger LeCoutre: non è da tutti portare con altrettanta disinvoltura il gesso con il piede rotto.

Piuttosto disinvolto sembrava anche la star che in queste due settimane veneziane ha imperversato più di tutte, ovvero James Franco. Al Lido con due film, Child of God e Palo Alto, è stato anche protagonista del lancio della nuova campagna stampa e dell’ultimissimo profumo di Gucci. Onnipresente a conferenze stampa, feste e after party, l’abbiamo visto quasi sempre in outfit disegnati dalla casa fiorentina. Lo stile di certo non gli manca, come dimostra questo smoking, appena appena un po’ largo; forse è il viso che potrebbe essere un filo più rilassato. Ma si sa, il presenzialismo in un modo o nell’altro si paga. Paolo Armelli (http://liberlist.wordpress.com/)

 

After the victory, last saturday evening, of Gianfranco Rosi’s Sacro Gra, the curtain falls on the 70th Venice Film Festival, an edition that, maybe, should have deserved some celebrations more, due to the important anniversary. An edition that, at the same time, showed a bit understatement movies (rare exceptions, apart the winner: Philomena by Stephen Frears and Locke by Steven Knight). But like every year the Festival has been a great glamourous and social event: there hasn’t been lack of parties and disparate outfits, that the protagonists change many times a day between motorboats, morning photocalls and evening galas. The red carpet inauguration was by George Clooney, who, waiting for the contract with the next girlfriend to be stipulated, arrived with Sandra Bullock, -with him in Gravity – wearing a clerk-like suit (while in the evening he was flawless with a classic Giorgio Armani tuxedo). More formal, also with a two-coloured outfit, was certainly the young Daniel Radcliffe, ex- Harry Potter, who took part to Authors’ Days with Kill Your Darlings, wearing a sartorial two-button suit by David Hart, with blue blazer and striped shirt: solutions that, for a little taller than a metre men like him, can be useful to redirect others’ attention elsewhere. Incidentally, Nicolas Cage was also there wearing dark trousers and blue jacket – not to talk about the Medusa-shape necklace- all by Versace, but look at the picture carefully because you can be shocked by his hair, or by the carbon fiber that took its place, and by the trousers’ lenght. If there’s a category that cares about elegance less than Paris Hilton cares about wearing underpants, is the film makers one. Kim Ki-Duk, winner of the Golden Palm Award in 2012 and hors concours this year with the disturbing Moebius, quite always appeared in lagoon wearing oriental and relaxed clothes, made by cotton or linen, characterized by the traditional zen-cut. Very different is the judgement about the ex-Monty Phyton Terry Gilliam, whose nutritionist and stylist barely succeed in being zen: a shirt like this hasn’t been worn since the worst episodes of Miami Vice, the ones marked by wardrobe operators’ strike. Back to actors, we can find some examples of rare beauty. Joshua Jackson went deep since when he was in Dawson’s Creek cast: abandoned the teenage drama, at the party for the 180th anniversary of Jaeger LeCoutre he showed off a surprisingly composed elegance at his wonderful partner Diane Kruger’s side (wearing Alberta Ferretti): it’s not for all wearing a cast on a broken foot with the same nonchalance. Quite self-confident seemed to be James Franco, the star that was all the rage more than the others in these two venetian weeks. At the festival with two movies, Child of God and Palo Alto, he’s also been the protagonist of the last Gucci fragrance adv and press campaign. Omnipresent at press conferences, parties and after parties, we often saw him wearing outfits designed by the florentine maison. Surely he’s not lacking in style, as this tuxedo, just a little bit large, proves; maybe his face has to be a little more relaxed. But it’s known that the presentialism has to be payed, in one way or another. Paolo Armelli (http://liberlist.wordpress.com/)

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